
Tutto ci dice che siamo nelle condizioni di fare un buon congresso. Il tempo trascorso dalla messa in campo dell’idea di SEL non è stato inutile. Gli stessi sondaggi, per quel che valgono, parlano di un consenso che cresce. Naturalmente si tratta in primo luogo del consolidarsi della figura di Nichi Vendola come leader di una alternativa a Berlusconi e a questo stato di cose.
Anche questo non era scontato. Quando abbiamo iniziato l’avventura di SEL non c’erano ancora state le primarie e poi le elezioni in Puglia e non era neppure scontato che Niki si confermasse presidente.
Non c’era ancora stato il congresso del PD e quella elezione di Bersani che per alcuni poteva sembrare togliesse spazio a Vendola e a noi. Non c’era stato Pomigliano e la scelta di Niki e di SEL di stare nettamente dalla parte della Fiom senza che ciò determinasse, come avvenuto in altri momenti, un “ confinamento “ a sinistra. Abbiamo fatto dunque un buon percorso. Non facile, se pensiamo anche al venir meno di soggetti su cui avevamo puntato. I Socialisti, che hanno scartato davanti all’appuntamento storico, nonostante le nostre piccole realtà, di provare a scrivere una storia diversa della sinistra dopo la fine del ‘900. I verdi, attratti da un “ terz’identarismo” che appare in Italia assai fragile e che a volte anche quando ha successo come in Brasile paga scotti come le ambiguità sull’aborto. Si può dire però che SEL non ha arretrato sul suo progetto originario di ricostruire una sinistra ampia e rifondata nei suoi valori.
Gli abbandoni non ci hanno spinto a restringerci ed anzi abbiamo voluto iscrivere la parola ecologia nel nostro nome proprio a significarlo pienamente. Proprio questo respiro dell’impresa ha fatto sì che la costruzione di SEL non intralciasse il cammino di Niki. In fondo il rapporto tra Niki e SEL non può essere meramente organizzativo ed è fecondo se entrambi, il soggetto SEL e il suo leader naturale, aspiriamo a rispondere a domande di fondo. Le domande che sono aperte in un mondo profondamente scosso dalla crisi della globalizzazione. E in una società, quella italiana, dove si misurano le convulsioni del berlusconismo e della seconda repubblica. C’è bisogno di risposte nuove e per questo, un’altra cosa giusta che abbiamo fatto, abbiamo detto no alla riedizione di un progetto vecchio quando pure ribattezzato nuovo ulivo.
E la prima cosa nuova è ridare al nostro popolo la possibilità di contare e decidere sulla rifondazione dell’alternativa a Berlusconi, di in un certo senso rigenerare la politica. Questo è il senso delle primarie, un fare costituente della nuova politica. Ed è perciò che servono subito. Noi ci vogliamo partecipare dicendo che quel che serve è la ricostruzione di una Sinistra, grande e innovata, lievito per una nuova alternativa. Che è stato un errore sacrificarne l’esistenza in nome di un bipolarismo-bipartitismo che ha finito col partecipare alla crisi attuale. Che se il PD conosce la sua crisi a prescindere dalle sue stesse leadership è perché non sa, e non può, esprimersi su punti nodali come l’attacco di Marchionne al sistema contrattuale italiano. E non sa, e non può, farlo perché rinunciare ad essere sinistra non ha significato avere un punto di vista più ampio ma rischiare di non averlo. Ricostruire la Sinistra, lo diciamo a Scalfari, non rende più difficile sconfiggere Berlusconi ma, anzi, l’esatto contrario.
Lo percepisce il popolo di sinistra che preferisce Vendola per questo e perché lo avverte più capace di battere Berlusconi proprio perché alternativo anche al berlusconismo. L’idea che l’unico orizzonte possibile fosse quello di moderare le politiche degli altri è travolta dai fatti e, forse per la prima volta, c’è un prevalente del popolo progressista che auspica una forte discontinuità sostanziale. Tema su cui dovrebbero riflettere anche quelle sinistre, come la Federazione, che sembrano fin qui muoversi in una sorta di conservatorismo speculare a quello del PD. Il primo congresso di SEL arriva dunque in un momento importante e in cui abbiamo la possibilità di ben operare. Anche il successo del tesseramento, naturalmente relativo e con elementi che richiedono una riflessione, ci dice di una disponibilità nei nostri confronti e di una voglia di partecipazione. C’è infatti insieme una grande voglia di “ aiutare Niki “ e insieme di riprendere, o cominciare per la prima volta, a fare politica.
Naturalmente bisogna essere ben coscienti della crisi delle forme della politica che stiamo vivendo. Esse però non vivono in astratto e sono state prodotte anche da quel processo che abbiamo conosciuto come seconda repubblica che ha visto formarsi soggetti politici privi di ogni identità se non per una destra che radunava populismi. E’ altrettanto chiaro che non c’è nessun ritorno possibile alla prima repubblica. La strada che abbiamo davanti è quella di una ricostruzione democratica che coincide con la ricostruzione del Paese e di una nuova prospettiva per l’Europa e il Mondo. Noi pensiamo che a questo serva una nuova, grande sinistra. SEL può esserne il lievito. Lo sarà se metterà se stessa a disposizione di questo progetto e se saprà valorizzare tutte le energie disponibili. In fondo quello che conta molto nella politica è fare politica e farla in tanti. A Roma ad esempio in tante e tanti si sono iscritti a SEL. Forze presenti dall’inizio e forze nuove. Il congresso di Roma sarà dunque importante. Innanzitutto per Roma stessa, per come riusciremo a contribuire a mettere in campo una opposizione ad Alemanno e alla Polverini che ancora stenta. Per come riusciremo a contribuirvi anche mettendo in condizione chi si è iscritto a SEL di veder valorizzata la propria scelta secondo le sue aspettative e i suoi desideri di partecipazione e di impegno, vuoi che siano su un territorio o su un progetto. Se saremo in grado di discutere di questo faremo un buon congresso, di ricerca unitaria e di unità politica oltre appartenenze che sono alle nostre spalle.
Un congresso che per il peso che ha Roma potrà aiutare anche quello nazionale, offrendo un contributo di proposte e di idee tanto più significativo quanto più largamente condiviso dalle compagne e dai compagni di Roma.
Patrizia Sentineli, Carlo Leoni
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