Questo Congresso si sta svolgendo in un momento particolarmente delicato della politica italiana. La cittadinanza vive una condizione di profondo disagio economico, e la politica, tanto il Pd quanto il PDL, non riescono a dare le risposte necessarie, perché sobbarcate da meri interessi di bottega. Si è verificato un evidente distacco tra cittadini ed istituzioni, e questo fatto è testimoniato dalle ondate di astensionismo verificatesi nelle ultime tornate elettorali. Tutto ciò avviene per una serie di motivazioni. In primo luogo la politica continua ad essere autoreferenziale, ossia continua a parlare esclusivamente di se stessa. Esempi ne abbiamo numerosi, talmente tanti che è quasi impossibile elencarli. Abbiamo una legge elettorale che non garantisce la rappresentanza, per cui gli elettori sono costretti a votare due forze politiche in cui non si rispecchiano idealmente, e soprattutto non li tutelano economicamente. Abbiamo un continuo dibattere su possibili riforme giudiziarie, che hanno come scopo ultimo quello di tutelare l’impunità dell’attuale Presidente del Consiglio. Abbiamo continue lotte di potere fatte di gossip ed intrighi internazionali, in uno scenario degno dei peggiori collassi economici.
I mezzi d’informazione, la cultura dominate, il cosiddetto berlusconismo (ramificazione fascisteggiante della cultura consumista), ci invitano continuamente a chiuderci nei nostri recinti privati, impauriti dai telegiornali, tremanti di fronte agli sbarchi di nuovi immigrati, profondamente ancorati al nostro egoismo sociale, temendo di perdere improvvisamente quello che abbiamo. Anche in questa logica può essere letta l’avanzata della Lega Nord, che dileggia le nostre istituzioni spalleggiata dalla necessità di potere del Premier e dei suoi accoliti La competizione dell’uomo verso il suo simile è portata alle esasperate conseguenze. Grazie alle leggi del Governo Berlusconi (e non solo) il padronato ha in mano i mezzi per opprimere qualsiasi forma di protesta, ed i lavoratori sono continuamente sottoposti a nuove umiliazioni private e pubbliche, totalmente abbandonati dai sindacati che, salvo qualche eccezione, mira esclusivamente a mantenere la propria fetta di potere finanziario. Vediamo grandi aziende italiane, come la Fiat, che pensano di trasferire i propri apparati produttivi in regioni dell’Europa o del mondo dove il costo del lavoro è più basso, dove i diritti sindacali sono azzerati. La grande industria italiana cerca una via di scampo al capitalismo sfrenato per decenni soltanto sperato, senza rendersi conto che quello stesso capitalismo li avrebbe facilmente inghiottiti.
Uomini, donne e famiglie si trovano catapultati in un nuovo universo fatto di miseria e privazioni. I poveri continuano ad affondare nella miseria, ma anche quelli che venivano definiti “ceti medi” si ritrovano in questa nuova dimensione, strozzati dall’inflazione, dall’irrigidimento dei salari, dal continuo aumentare del costo della vita. Nel passato un salario medio permetteva di vivere nella dignità se non nel decoro, oggi occorrono acrobazie per arrivare a fine mese, e spesso non bastano. Intere giovani generazioni nutrite assiduamente nella convinzione che avrebbero guidato le loro sorti, si trovano a dover fronteggiare una guerra privata ed esistenziale per trovare un qualsiasi lavoro. La disoccupazione sta toccando livelli mai raggiunti, e se prima era fenomeno prevalentemente meridionale oggi si è tramutato in una caratteristica anche settentrionale. I licenziamenti di massa, la fine della cassa integrazione, il fallimento di un’altra azienda: sono notizie che ormai ci appartengono sistematicamente quasi come la cronaca nera. Schiere di studenti e ricercatori universitari vedono i loro sforzi disintegrati dalla “Riforma” Gelmini, una riforma che non ha intaccato il potere dei baroni ma si è operata a proporre tagli su tagli, esasperando una condizione già fortemente degenerata come quella dei ricercatori universitari. Il drastico taglio ai finanziamenti ha impoverito la possibilità di una qualsiasi cultura.
In questo scenario apocalittico una nuova forza emerge urlando “basta”. Un nuovo insieme di persone, stanco delle schiavitù mentali ed economiche, rialza la testa nel sapere che l’unità è il solo mezzo per sconfiggere questa politica dell’alienazione. Noi, uomini e donne della nuova sinistra italiana, diciamo “basta” al non riconoscimento dei diritti, diciamo “basta” alle doppie, triple facce dei misfatti della falsa politica, diciamo “basta” allo sfruttamento sistematico di ogni forma di produttività genuina. Noi di Sinistra, Ecologia e Libertà lotteremo per restituire dignità alle persone, per una nuova compattezza sociale, per un’informazione finalmente libera dalla schiavitù dei gruppi di pressione, da una politica protettrice dei grandi interessi finanziari. Soprattutto, noi ritorneremo nei quartieri delle nostre città, e riporteremo un messaggio di speranza e civiltà ad una società in grosse difficoltà materiali, ma non solo.
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